Non sono stato io

Daniele Derossi

Un’ansia crescente coglie il lettore mentre legge questo romanzo di Daniele Derossi dal titolo “Non sono stato io: sono le parole che pronuncia il ragazzino di dieci anni protagonista della storia, Giacomo. Vissuto a Londra con la madre Ada e il padre Bashir, uno scienziato pakistano, ora è tornato nel paesino della Val di Susa, Serana, da dove sua madre era fuggita molti anni prima, in seguito al separazione dei genitori. Ada non aveva retto alla morte della secondogenita Laura e si era rinchiusa nel piccolo centro montano di poche centinaia di abitanti per evitare il suicidio, contando sull’aiuto di sua madre.
Serana ospita un castello diroccato che da secoli si dice abbia ospitato un negromante e sia un luogo infestato da forze demoniache.

Giacomo va a scuola dalle suore dove ha studiato anche sua madre, ma non riesce ad essere accettato dai compagni. Si lega solo ad un unico amico dai capelli rossi, Robi, con cui divide lunghi dialoghi all’insaputa di tutti. Ada è distratta, concentrata sul proprio lutto e sul profondo malessere psicologico di cui è vittima, respinge l’aiuto e i consigli di chi la circonda: sua madre, forte e determinata, la sua compagna di scuola ora divenuta la signora borghese più ricca e conformista del paese, Mariella. Il parrucchiere Radames, il maestro di ceramica Sergio sono pronti ad accoglierla, ma Ada è concentrata su di sé, inconsapevole di ciò che sta avvenendo in paese e in particolare delle condizioni di suo figlio.


Quando scompare una compagna di classe di Giacomo, Jennifer, che malgrado gli sforzi della polizia non viene ritrovata, ecco che la vita parallela del bambino si fa sempre più paurosa: il compagno Robi lo spinge a giochi sempre più pericolosi, magici, esoterici, provocandolo, chiamandolo femminuccia, mettendone alla prova il coraggio, spingendolo a prove sempre più macabre e rischiose. Cosa sta realmente succedendo a Serana?

In un crescendo di angosciose rivelazioni Daniele Derossi ci accompagna in un viaggio quasi infernale, in un susseguirsi di intrecci paurosi, in una sequenza di sospetti e di scoperte che rivelano quanto troppo spesso i genitori siano ignari di quanto avviene sotto i loro stessi occhi. Ada, troppo irrisolta e infelice, immatura e spaventata, non riesce ad essere per Giacomo la madre che lui si aspetta ed ecco il bambino uscire fuori da sé, ritrovando nella morbosa immaginazione un vita parallela, sconcertante e davvero pericolosa. Uno stile asciutto, incalzante, ma pieno di una qualche forma di normalità accompagnano questa storia dei nostri tempi, un po’ “Dürrenmatt un po’ Ammanniti”, come ha scritto Marcello Fois, un po’ capace di evocare atmosfere Hitchcockiane, vorrei aggiungere io.
Un bambino solo, tradito, sofferente, raccontato con amore e con pietà da Daniele Derossi, che ricostruisce con fedeltà un ambiente isolato e provinciale con tratti realistici, ma anche con un notevole acume narrativo: il macellaio del paese, studioso di scienze esoteriche, finirà per essere risolutivo nelle spasmodiche ricerche che il gruppo di adulti, poliziotti, giornalisti, giudici, maestre, psicologi, tentano alla ricerca della verità. L’amore materno finalmente risvegliato in Ada per Giacomo in pericolo, la consapevolezza che malgrado quanto è successo c’è speranza di una vita nuova, sono la ricetta di questo romanzo originale, scritto in modo avvincente, con il tono di una moderna favola, con un protagonista che nel suo dialogo con il misterioso amico Robi riesce a mostrarci quanto di segreto e sconosciuto possa albergare nella mente di un bambino vittima di compagni crudeli e di adulti inconsapevoli.

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