RVM

Cento pagine, 16 x 24 centimetri, una copertina fronte-retro che avvolge l’intera rivista nell’orizzonte di un unico scatto: RearViewMirror, edito da Postcart.
Un magazine che ai tempi mi ha veramente aperto gli occhi ad una fotografia totalmente inesistente prima di allora.

Al centro del suo obiettivo, RVM mette il reportage fotogiornalistico, esplorato, anche al di là della sua grammatica classica, nelle sue forme più diverse, meno rassicuranti, più inattese (e meno inclini alle esigenze dell’editoria mainstream), purché resti fedele alla sua vocazione di raccontare storie: il progetto RVM nasce infatti dalla visione di una fotografia intesa come linguaggio (con la sua sintassi e la sua attitudine a farsi narrazione), come esercizio di un punto di vista (quindi scelta di cosa e come guadare) e come criterio di conoscenza del mondo in cui viviamo, chiave d’accesso a luoghi imprevisti, a vite sconosciute, a strade non percorse.

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Fin dalla cover, RVM segue il filo del racconto: scegliendo uno scatto che, da solo, è già una storia. All’interno, RVM sarà articolato in tre macrosezioni: Reportage, che presenterà quattro lavori inediti, accompagnati da altrettanti testi introduttivi che, partendo dalle suggestioni delle foto, compiono un percorso narrativo autonomo, nella convinzione che parole e immagini meritino ciascuno il proprio ruolo, il proprio respiro, la propria indipendenza. Portfolio, sezione pensata per dare spazio ai personal project più interessanti e, dunque, a un’altra forma di narrazione: interiore, intima, onirica. Retrospettiva, riflettore acceso su un fotografo per ricomporre, in una sorta di esposizione “virtuale”, i tasselli del suo percorso.


Poi, le rubriche: Archivio segreto, viaggio tra i negativi, le scelte, le manie di un maestro. InterView, colloquio con un fotografo a partire da un nuovo progetto – un libro, una mostra – che ha realizzato. PhotoBiz, immersione “guidata” negli ingranaggi dell’industra della fotografia per capirne i meccanismi.
Purtroppo questo magazine non esiste più dal 2014. ed il mio è un tributo ad uno dei tanti progetti morti in Italia.

 

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