Marguarite Duras – L’amante

L’amante, romanzo semi-autobiografico della scrittrice francese Marguerite Duras, ambientato negli anni trenta, narra le vicende di una ragazzina che, tra i quindici e i diciasette anni, visse con la madre e i due fratelli nell’Indocina francese, in condizioni di povertà.

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La quindicenne incontra un giovane miliardario cinese con il quale instaura una relazione clandestina. Un amore proibito, sia per l’età della ragazza ma anche e soprattutto per le convenzioni sociali vigenti all’epoca. Un libro struggente che ti cattura fin dalla prima pagina.
Da annoverare, sicuramente, tra i libri più belli mai letti: delicato e brutale al tempo stesso. Narra di sentimenti profondi e distruttivi che enfatizzano la natura stessa della protagonista.


Il sesso tra i due amanti è l’unico modo per poter dar sfogo alle loro personalità complesse e contraddittorie.
La vicenda amorosa si intreccia poi, abilmente, con altre vicende che riguardano la protagonista, come l’odio per il fratello maggiore e il rapporto conflittuale con la madre.


Ho sottolineato molte frasi di questo libro, anche più volte e con colori diversi, ed ogni volta la sensazione che provo leggendole è simile a quella di un peso sul petto. Ho l’abitudine di entrare nei libri che leggo, nei personaggi, estraniandomi completamente dal mondo circostante. Quando un libro, come questo, mi prende particolarmente, riesco ad avvertire le sensazioni direttamente sulla mia pelle.


“Lei sa, in quell’istante sa che lui non la conosce, che non la conoscerà mai, che non avrà mai modo di conoscere un essere tanto perverso, che non potrà mai riuscire ad afferrarla.”


“Lo desidero. Gli dico il desiderio che ho di lui. Dice di aver capito subito che sarei stata così dopo aver fatto l’amore, che avrei amato amare, dice di sapere già che lo ingannerò, che ingannerò tutti gli uomini che avrò.”


“Gli chiedo se è normale essere così tristi. Dice che è perché abbiamo fatto l’amore di giorno, quando il caldo era più forte. Dice che dopo è sempre terribile. Dice che passerà con la notte, appena verrà la notte. Gli dico che non è solo per questo, si sbaglia, aspettavo questa tristezza, era dentro di me, sono sempre stata triste.”


“Improvvisamente ho male, appena, un male leggero, è il battito del cuore che si è spostato lì nella piaga viva e recente che mi ha provocato colui che mi parla, colui che mi ha dato il piacere del pomeriggio. Non sento più quel che dice. Non lo ascolto più.”


“Con lei non parla quasi più. Forse crede che non capirebbe più ciò che vorrebbe dire di lei e di questo amore che lui ancora non conosceva, di cui del resto non sa dire niente. Forse scopre che non si sono ancora mai parlati.”


Tutto ad un tratto lei si rese conto di averlo amato,

“solo che quell’amore non l’aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora.”


Un finale toccante, appassionato e doloroso che, in parte, farebbe ben sperare ma, qualcosa mi fa intuire che tutto ciò resterà concentrato lì, in quell’attimo, in quelle parole pronunciate al telefono, che non ci sarà una svolta.
Non ci sarà un continuo.
I due ex amanti continueranno a vivere le loro vite come hanno sempre fatto, magari trasformandosi, assieme alle trasformazioni del mondo.

Recensione a cura di Albina Lucania

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1 Comment

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