L’ultimo amico

Jelloun Tahar


Asciutto, essenziale e toccante.
La parte di Alì vitale, scorrevole e coinvolgente. Il resto drammatico e triste.
La parabola di una vita, di un’amicizia e di una scelta.
La storia di un’amicizia fra il Marocco bloccato nella sua staticità politico-culturale e l’Europa più aperta e civile narrata da 2 punti di vista diversi.
Certo T.B.Jelloun scrive molto bene ma quest’opera appare indispensabile quanto una musicassetta registrata in una collezione di vinili.


E la storia si può descrivere proprio con le stesse parole usate per descrivere la città di tangeri…”è come un incontro ambiguo, inquieto, clandestino, una storia che nasconde altre storie, una confessione che non dice tutta la verità, un’aria di famiglia che ti avvelena l’esistenza appena te ne allontani, e senti che ne hai bisogno senza riuscire mai a dire perché”. Tangeri è tutto questo ed è anche la città che ha visto nascere questa bella amicizia, e che porta in sé l’istinto del tradimento …proprio come un vero amico, che a volte può arrivare perfino a mentire, pur di risparmiare il dolore all’altro.
Lo stile è quello preferito da Jelloun: il diario come forma narrativa e la lettera, incisiva e chiarificatrice.


Mi domando quanto possa aver pesato la traduzione. Ma è il rischio che si corre ogni volta che si sceglie di leggere un libro in una lingua che non sia quella originale.


Questo lavoro di Jelloun Tahar piacerà a chi ha amato “L’amico ritrovato” di Hulman.

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.