Luigi Zoja

Vedere il vero e il falso

La parabola della fotografia riassume il destino dei mass-media. L’invenzione fu salutata come l’avvento dell’informazione obiettiva. Eppure la ricostruzione storica dimostra che proprio le foto piú famose sono spesso il risultato di artifici. Un contributo per comprendere la post-verità.

“Dire […] che la fotografia non può mentire equivale semplicemente a sottolineare le numerose frodi che vengono compiute in suo nome.”

Quante volte crediamo di sapere qualcosa, ne siamo fermamente convinti, non analizziamo quello che che la nostra percezione della realtà ci mette avanti gli occhi come verità…

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Già i pittori offrivano al vasto pubblico immagini decisive della storia: ma, prima di dipingere una battaglia, si informavano su chi l’aveva vinta. L’invenzione fotografica fu invece salutata come l’avvento dell’informazione obiettiva. I cronisti possono mentire, gli scatti sul campo dovrebbero riprodurre la realtà. Eppure, la ricostruzione storica dimostra che le foto piú famose sono spesso il risultato di artifizi. La nuova tecnica, nata per aiutare il vero, scivola al servizio della propaganda, alleandosi al falso. La parabola della fotografia riassume quindi in icone una degenerazione dei mass-media. Il libro di Zoja discute otto fotografie celebri. Le quattro che rappresentano “guerrieri” provengono da messe in scena. Possiamo invece credere alle altre quattro: riproducono dei bambini, che ignorano finalità nascoste. Questa rassegna anticipa il problema della post-verità, analizza la psicologia retrostante e offre strumenti per capirla.

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