lo Zair di Paulo Coelho

Non avevo mai letto Coelho, ma mi aveva sempre incuriosita. Mi sono decisa a leggere un suo libro dopo aver trovato una citazione attribuita – erroneamente – allo Zahir, che come concetto si avvicina incredibilmente a ciò che sto passando da un bel po’ di tempo. Che dire… È stata proprio una delusione! Il libro assomiglia inizialmente ad un’autobiografia che evidenzia l’ego sconfinato del protagonista, e continua poi con un susseguirsi di riflessioni spesso forzate e senza conclusione. Mi sono obbligata a leggere questo libro fino alla fine, per poter dare un giudizio completo, e sono rimasta ancora più perplessa dopo aver letto il finale. Forse, come dicono altri che invece hanno apprezzato questa lettura, non ho colto la profondità dei concetti, ma trovo davvero che, pur partendo da uno spunto così interessante come lo Zahir, Coelho abbia sviluppato l’argomento fino quasi a perdere il filo del discorso.

Lo sconsiglio. Ai miei tempi lessi l’alchimista, poi altri, interessanti, fino a Monte Cinque che mi è piaciuto. Non so se sono cambiato io, o se lo Zahir in confronto agli altri è una deiezione galattica. Libro praticamente autobiografico, di uno squallore infinito. Dialoghi freddissimi, al cui confronto un saggio sulle infezioni da streptococchi sarebbe commovente. 330 pagine aspettando un finale rivelatorio che sprigioni il profondo messaggio del libro, ma alla 329ma ormai hai capito che sei stato preso per i fondelli. Concetti come la “Banca dei Favori”, e l’avallare l’eterna tensione erotica del protagonista ormai prossimo all’andropausa; il giustificare tutte le sue meschinità e infedeltà, l’eterna adolescenza nella quale è imprigionato il miliardario, annoiato, egoico protagonista (Coelho), impallidiscono davanti alla profondità di un numero qualsiasi di “Il Paninaro”. Sul finale, scopiazzature mal riuscite di concetti espressi molto meglio da Jodoroski e Gurdjeff, buttati lì come in un depliant di agenzia turistica. Coelho ormai fa concorrenza al Mago Othelma. E non so chi ne uscirebbe vincitore.

Lo zahir è una ossessione che non può essere dominata. Si insinua lentamente e lievemente nella mente fino ad impossessarsene completamente. Colui il quale ne diventa preda non può far altro che seguire l’onda del pensiero che lo accompagna costantemente e vivere l’inquietudine che ne deriva

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