L’insostenibile leggerezza dell’essere

Di Milan Kundera

Dopo una stimolante conversazione avuta con un’amica sull’importanza di non prenderci troppo sul serio e di come il pesante fardello della vita già si fa sentire in molte occasioni, facendo uscire fuori anche quel lato cinico e nichilista (filosofia di vita a me molto vicina), ho trovato spunti interessanti che mi hanno fatto molto riflettere e rimandato ad un libro che ho letto un po’ di tempo fa, ambientato negli anni Sessanta tra la primavera praghese e l’invasione Sovietica. Un libro che, fin dalle prime pagine, menziona il mito dell’eterno ritorno nietzschiano, definito il fardello più pesante.
Einmal ist keinmal: quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere una sola vita, è come se non vivesse affatto.

«Se l’eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.»

«Il romanzo in questione ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero, non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna.»


Il vero motore dell’intera vicenda è il caso. I quattro personaggi principali si conoscono tra di loro in seguito a una serie di coincidenze. Quattro persone, una diversa dall’altra.


Tereza, una donna fragile che sembra essere destinata alla sofferenza e vittima consapevole dei tradimenti del marito, Tomas. Al contrario, Tomas, sembra farsi trascinare dagli eventi. Mentre lui riesce a liberarsi di tutto ciò che appesantisce la sua vita, lei diventa l’emblema tipico della pesantezza dell’essere. Sabina è l’amante, fredda e distaccata, incapace di amare. Nonostante ciò, anche Sabina vorrebbe trovare la stabilità all’interno di una relazione, ma i suoi tentativi falliscono sistematicamente.
Franz, il quale intrattiene una breve relazione con Sabina, è invece un idealista: gli eventi della storia lo coinvolgono ma lui cerca di cambiarli in prima persona, combattendo per ciò in cui crede.

In questo contesto, Karenin, cagnolino di Tereza e Tomas, non essendo appesantito dalla capacità di raziocinio tipica degli esseri umani, diventa l’emblema della leggerezza dell’essere.

“I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. (…) la vita umana si svolge una sola volta e quindi noi non potremo mai appurare quale nostra decisione sia stata buona e quale cattiva, perché in una data situazione possiamo decidere una volta soltanto.”

Scritto da Albina Lucania

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