L’albero dei desideri

Ho letto questo piccolo libricino alle medie oramai ma lo conservo ancora.

“È difficile parlare con gli alberi. Non siamo dei grandi chiacchieroni. Sappiamo fare cose straordinarie, cose che probabilmente tu nemmeno ti sogni. Cullare soffici gufetti. Sostenere fragili capanne tra i rami. Svolgere la fotosintesi. Ma parlare con le persone non è il nostro forte”.

Esordisce così Rubra, vecchia quercia che racconta questa storia. Gli alberi sanno parlare ma fanno fatica a farlo, soprattutto con gli uomini, anche perché una regola non scritta impedisce agli esseri della natura di comunicare con gli umani: prima di tutto non capirebbero, anzi, penserebbero di essere pazzi. In secondo luogo, il rapporto uomo-natura è complesso e contraddittorio, difficile da capire e accettare anche per un albero vecchio e saggio come Rubra, che ne ha viste tante. Infatti, da molto tempo viene chiamato “l’albero dei desideri”: al primo maggio di ogni anno, persone di ogni età vengono a lasciare sui rami bigliettini, nastri e altro, esprimendo un desiderio.

Rubra non ne ha mai realizzato nessuno, perché non può intromettersi nelle vite degli uomini.

L’albero dei desideri

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