La storia dei tredici

Engels scrisse di Balzac che era il maggior maestro del realismo e che aveva descritto la spinta sempre crescente della borghesia contro la società nobiliare, come “l’elegia sull’inevitabile rovina della buona società” alla quale andavano tutte le sue simpatie.
La storia dei tredici, con i suoi tre racconti, fa parte dello studio che accompagna tutta l’opera di Balzac sui comportamenti ed i sentimenti umani che si concretizza nel progetto de “la Comédie humaine”.
La raccolta di tre racconti, nei quali alcuni personaggi si ritrovano, sembra più un grande esercizio di letteratura dove Balzac non trascura nulla, nella corrispondenza tra oggetti e personaggi, nelle abitudine e fisionomie dei protagonisti con attenzione quasi maniacale ai minimi particolari, ai dettagli. Un stile realista ma molto vicino ad una visione romantica della società parigina.


Sembra che, più che le tre storie, sia importante descrivere il contesto: Parigi, i suoi quartieri, le sue classi sociali (memorabile quella sull’emergente proletariato parigino), i rapporti tra questi, la famiglia e la storia dei protagonisti, le relazioni tra gli uomini e le donne. Nella dimensione di Balzac c’è una borghesia del denaro e delle professioni che sgomita per emergere anche nella cosiddetta società del “Faubourg Saint-Germaine” ed una nobiltà adagiata in un lusso che oramai non potrà più permettersi. C’è un rapporto tra uomini e donne diviso fra ruoli familiari e amore passionale, spesso relegato agli/alle amanti.


Da notare sia la presenza strisciante di un’organizzazione segreta di solidarietà reciproca, i tredici appunto, che il tema de “la fanciulla dagli occhi d’oro” che introduce lo scandaloso tema dell’amore della relativa gelosia tra donne.

La storia dei tredici

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