La meteamorfosi e altri racconti

Franz Kafka

Oggi non parlerò della Metamorfosi ma di un altro racconto che considero il mio preferito di Kafka: La Tana.


Il testo è rimasto incompiuto, narrato in prima persona da un narratore che sembra essere una creatura che possiede sia caratteristiche umane che animali (metà architetto e metà roditore). All’inizio del racconto annuncia il completamento della propria tana, un sistema complesso di cunicoli elaborato per l’intera vita da cui spera di trovare pace e tranquillità, finalmente isolato dal mondo esterno e dai suoi pericoli. In tutto il testo si evince l’idea ossessiva di riuscire a realizzare la dimora perfetta e la paura di essere attaccato da potenziali nemici. Questa costante ricerca di perfezione non produce però la pace e la tranquillità tanto agognate ma provoca ansie crescenti.


“Ho assestato la tana e pare riuscita bene. Dal di fuori si vede soltanto un gran buco che però non porta in nessun luogo. Non voglio vantarmi di aver adottato questa astuzia con intenzione, fu piuttosto l’avanzo di uno dei tanti tentativi di costruzione, ma infine mi parve vantaggioso non colmare quest’unico buco. Ma non mi conosce chi pensa che io sia codardo e scavi questa tana soltanto per vigliaccheria. Avrei potuto chiudere questo buco d’entrata, eppure, la prudenza stessa esige che si metta a repentaglio la vita.
Ma a minacciarmi non sono soltanto i nemici di fuori. Ce ne sono anche all’interno della terra. E non vale essere nella propria casa, in realtà si è nella loro. Da essi non può salvarmi neanche quella via d’uscita. Ma la cosa più bella della mia tana è il silenzio.”


“La mia occupazione preferita è di girarvi attorno, sembra quasi che io stesso sia il nemico in attesa della buona occasione di irrompere con buon esito. Avessi almeno qualcuno con cui confidarmi, da poter mettere al mio posto di osservazione! E se vorrà visitare la mia tana?
Ho costruito la mia tana per me, non per i visitatori. Non potrei farlo entrare perché o dovrei farlo scendere da solo o dovremmo scendere insieme, così perderei il vantaggio che egli dovrebbe procurarmi facendo l’osservatore. E che dire della fiducia? È relativamente facile aver fiducia di qualcuno se nello stesso tempo lo si sorveglia, ma fidarsi all’interno della tana, cioè da un altro mondo, di uno che stia fuori, mi sembra impossibile. Fiducia posso avere soltanto in me e nella mia tana.”


Diviso tra paura e rassegnazione, attende in posizione difensiva il nemico. La storia si interrompe bruscamente con una frase che fa tanto riflettere

“Tutto invece è rimasto immutato…”


Le vere paure sono nella testa. I veri pericoli sono all’interno della Tana – come tra l’altro non esclude il narratore stesso – e lì, per l’appunto, non vi è via d’uscita.
Si è data spesso un’interpretazione autobiografica al racconto, è addirittura definito come la “creazione più autobiografica di Kafka” e ci sono diversi documenti, lettere, in cui l’autore si considera come un animale chiuso in una tana: “corro in tutte le direzioni… come un animale in preda alla disperazione dentro la sua tana.”

“Io non sono nulla, altro che letteratura, non posso e non voglio essere qualcos’altro.”

La meteamorfosi e altri racconti – Franz Kafka

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