La Lettera di Lord Chandos (1902)

Immaginate di essere trasportati per qualche ora nella Vienna fin-de-siècle, all’ombra della declinante monarchia asburgica, vivono e lavorano i più opposti talenti, le personalità più contrastanti, da Johann Strauss e Lehàr a Freud, Schönberg, Musil. 

Vi è una drammaticità in quest’isola che non ha uguale in alcun luogo del mondo. Il nostro spirito​ spazia liberamente da Pitagora a Colombo, pervaso dal senso di una realtà grandiosa. Qui approda Platone. Qui combatte il cartaginese. Qui il bizantino costruisce. Qui lo svevo dorme, sotto volte arabe, in una tomba di porfido. Qui Goethe cavalca su un sentiero lungo il mare. Qui Platen esala l’ultimo respiro.

Hugo Von Hofmannsthal

La Lettera di Lord Chandos (1902) di Hugo Von Hofmannsthal è la testimonianza di una crisi profonda, in cui l’autore, nelle vesti di in immaginario lord e scrittore inglese, confessa e analizza la propria incapacità di dominare il pensiero e il linguaggio, di arginare la frantumazione del soggetto quale principio ordinatore della realtà interiore di tutta la letteratura del Novecento europeo. 

Ciò che sconvolge il giovane Lord e letterato non è il silenzio della realtà, ma la simultanea molteplicità delle sue voci, sempre pronte a moltiplicarsi ulteriormente. 

Egli è un asta d’acciaio oscillante, fissa a uno zoccolo di granito, all’intelletto.

Avete mai sentito parlare di questo libro? Vorrei sapere se ha suscitato in voi come in me la stessa intensa emozione e identificazione…

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