La città delle navi

di China Miéville

 La Città delle Navi di China Miéville, secondo volume della trilogia ambientata nell’universo immaginario chiamato Bas-Lag.
I tre libri sono stati ristampati dalla casa editrice Fanucci, che ringrazio per avermi dato l’opportunità di recensirne questo secondo capitolo.

Ascoltato in audiolibro su Audible,infatti vedete lo screen in sovraimpressione.

La trama: In fuga da New Crobuzon, dove amici e conoscenti di Isaac Dan der Grimnebulin vengono rastrellati dalla milizia, Bellis Coldwine, ex fidanzata dello scienziato rinnegato, si imbarca per Nova Esperium, intenzionata vivere in quella colonia di frontiera finché la situazione nella metropoli non si sarà risolta. Ma la sua nave viene assaltata dai pirati, gli ufficiali al comando vengono uccisi e i passeggeri, inclusi i prigionieri Rifatti, liberati e accolti come membri paritari della comunità corsara, vengono portati ad Armada, una città galleggiante fatta di imbarcazioni sequestrate e riadattate dagli abitanti. A tutti vengono offerti lavoro e alloggio, in quella strana città che accoglie chiunque ma che per motivi di sicurezza è impossibile lasciare. Perché Armada non è quello che sembra. Chi ne determina le sorti sta per precipitare la città in un’impresa titanica quanto velleitaria, che rischia di minacciarne la stessa sopravvivenza. Tra i prigionieri aleggia la paura: qualcuno di loro sa ciò che gli altri neanche osano immaginare, e nasconde segreti che forse è meglio non svelare.

Prima di passare a recensire il libro mi sembra doveroso spendere due righe parlandovi di questa serie. Come avete letto nell’introduzione, si tratta di una trilogia di romanzi legati da un filo conduttore molto sottile, tanto che possono essere considerati quasi romanzi a sé stanti. Il primo volume si intitola Perdido Street Station, ambientato nella città di New Crobuzon, vede come protagonista lo scienziato Isaac Dan der Grimnebulin alle prese con le richieste di un insolito cliente, una commissione che lo porterà a ritrovarsi in situazioni illegali e a fare i conti con una creatura che minaccia di distruggere la città stessa.
Con un ritmo un po’ altalenante, il primo volume si conclude con un finale dai risvolti inaspettati, accompagnato da uno stile ricco, dettagliato, da molti definito barocco.
Il secondo volume si intitola La Città delle Navi, mentre il terzo è Il Treno degli Dèi di cui – spoiler – presto leggerete la recensione. E dopo questo preambolo, torniamo alla recensione de La Città delle Navi.

Il romanzo è del 2002 ed è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2004, da Fanucci Editore che, qualche settimana fa, ha annunciato il ritorno in commercio della saga in un nuovo formato e in una nuova veste grafica molto minimalista, quasi a fare da contrasto al tripudio di personaggi e vicende che ci aspetteranno fin dall’inizio.
La Città delle Navi ha vinto il British Fantasy Award nel 2003 e, come molti dei libri di Miéville, è stato candidato sia al Premio Hugo che all’Arthur C. Clarke Award.
Questo secondo capitolo, che conta oltre settecento pagine, aggiunge una “nuova protagonista” all’universo del Bas-Lag, ci stacchiamo infatti dalla città di New Crobuzon per salpare con Armada, una città galleggiante composta da decine di navi legate tra loro, abitate da una vera e propria popolazione di uomini e creature bizzarre che solo una mente come quella di Miéville poteva inventare.

Il romanzo è meno vittima di virtuosismi linguistici e si presenta con uno stile meno ricercato rispetto a Perdido Street Station, il che è un bene perché in questo volume c’è un gran numero di personaggi e un dedalo di trame che corrono a fianco a quella principale a cui, talvolta, si fa fatica a stare dietro.
Sebbene La Città delle Navi abbia una protagonista ben definita, che risponde al nome di Bellis Coldwine, ex fidanzata di quell’Isaac Dan der Grimnebulin protagonista di Perdido Street Station, accanto a lei troviamo un numero di personaggi più o meno importanti, tutti descritti in maniera molto sfuggente, come si confà ai passeggeri di una nave, dove si riesce solo ad avere una vaga idea di quello che le persone sono realmente, spesso associando la realtà a fantasie e idee nate nella nostra mente.
Credo che questa caratterizzazione sommaria sia stata voluta dall’autore anche per alimentare l’ambiguità di questi personaggi e delle loro azioni, che non sono mai rappresentanza assoluta del bene o del male ma piuttosto ognuno, come nella vita reale, è una combinazione più o meno equilibrata di entrambi.

Mentre leggevo La Città delle Navi pensavo anche ai motivi per cui un lettore dovrebbe spingersi a leggere oltre settecento pagine di romanzo be’, potete farlo per la trama avvincente, e ricca di ambiguità, per i personaggi sfuggenti, misteriosi che non sono mai incarnazioni del bene o del male ma rimangono appunto vaghi, ognuno con la sua luce e la sua ombra. Potete farlo per le bizzarre creature come gli uomini-cactus, le donne-coleottero o per i cittadini che, per aver infranto la legge, vengono sottoposti a esperimenti terribili ed entrano a far parte della  grottesca e inquietante specie dei Rifatti. Potete leggerlo per le ambientazioni, le tecnologie Steampunk o per farvi un viaggio in una delle menti più brillanti della letteratura fantastica contemporanea.

Quello che però mi colpisce sempre dei libri di China Miéville è che, seppur lui stesso ringrazi autori del calibro di Ursula LeGuin e Philip K. Dick per aver ispirato le sue opere, quello che spicca nei suoi romanzi continua ad essere l’originalità. Se, per esteso, pensiamo anche al cinema o alla televisione, in un’epoca fatta di remake e rebootMiéville riesce a imporsi con la sua originalità, osando, talvolta magari non riuscendo pienamente, ma comunque provandoci.

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.