Il superuomo di massa

Umberto Eco

Ho attivato la versione di prova di Audible e non credevo ai miei occhi e alle mie orecchie quando ho trovato il super uomo.

In questi giorni di quarantena la cosa più bella è sperimentare nuovi modi per acculturarsi.

Un libro raffinato, di alta dottrina e di coinvolgente intrattenimento del più famoso semiologo italiano.

Il superuomo di massa

L’esame dei Misteri di Parigi, dei Beati Paoli, della meccanica dell’agnizione, di superuomini classici come Montecristo, Rocambole, Arsenio Lupin, Tarzan, eccetera, traccia una teoria del romanzo consolatorio e delle sue contraddizioni, valida anche per i prodotti di massa dei giorni nostri. Nietzsche ed Eugènc Sue, Pitigrilli e Ian Fleming, fumetti e feuilletons, i corsari in lacrime di Salgari e l’impeccabile ed elegante 007: un libro raffinato, di alta dottrina e di coinvolgente intrattenimento del più famoso semiologo italiano.

“Questo libro raccoglie una serie di studi scritti in diverse occasioni ed è dominato da una sola idea fissa. Inoltre questa idea non è la mia, ma di Gramsci. L’idea fissa, che giustifica anche il titolo, è la seguente: ‘mi pare che si possa affermare che molta sedicente superumanità nicciana ha come origine e modello dottrinale non Zarathustra, ma il Conte di Montecristo di A. Dumas’ .”

Un viaggio fra vari miti della narrativa popolare (dal Conte di Montecristo al Corsaro nero, fino a James Bond), per capire – accompagnati dallo sguardo di Eco – come le ideologie si annidino nei prodotti pop che sembrano più banali, e meno politicamente impegnati. Una delle lezioni più felici di Eco, tra intrattenimento, riflessione sociologica e rigorosa analisi narrativa.

Il superuomo di massa

“Una costante resterà a distinguere il romanzo popolare dal romanzo problematico: ed è che sempre si dipanerà nel primo una lotta del bene contro il male che si risolverà sempre o comunque (sia lo scioglimento intriso di felicità o di dolore) in favore del bene, il bene rimanendo definito nei termini della moralità, dei valori, dell’ideologia corrente. Il romanzo problematico propone invece finali ambigui proprio perché mette esattamente e ferocemente in questione la nozione acquisita di “Bene” (e di “Male”). In una parola, il romanzo popolare tende alla pace, il romanzo problematico mette il lettore in guerra con se stesso.”

Un gran bel saggio, consigliato anche a chi teme l’Eco “accademico”. Qui il linguaggio è semplice, chiaro, alla portata di tutti.

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