Il gigante sepolto

Kazuo Ishiguro


Siamo davanti a quello che spesso viene definito un fantasy, anche se personalmente lo stile dell’autore e la narrazione mi hanno ricordato più una fiaba.
Ichiguro unisce in questo volume la mitologia arturiana, le fiabe cavalleresche tipiche del mondo occidentale e la scrittura onirica, curata e di alto registro che ho ritrovato negli autori giapponesi. .


Il gigante sepolto è una storia dove personaggi e trama non sembrano avere alcuna importanza. Entrambi sono sottili e semplici, privi di quelle caratteristiche che rendono, rispettivamente, i primi più umani e la seconda d’impatto. Questo perché vuole far concentrare il lettore su qualcos’altro: vuole fare capire qual è il vero “gigante sepolto”, vuole far interrogare sull’importanza della memoria sia per il mondo che per i rapporti tra le persone, soprattutto quelle che abbiamo più vicine.


È uno scritto sull’odio sepolto ma ancora vivido e sull’amore di quegli amanti che saranno uniti oltre la traversata. È un testo che arriva a fasi, che coinvolge e commuove nella sua conclusione, che si pone e pone interrogativi perché è chiaramente pensato da un uomo, prima che da uno scrittore, che a sua volta si domanda cosa quel dopo riserverà, sul come proteggere quell’amore unico e inestimabile.


Da leggere a piccole dosi e con la giusta predisposizione d’animo perché può riservare molto ma è necessario avere a disposizione i “giusti occhi” per vedere.


“Era davvero straordinario, il modo in cui gli anni sembravano annullarsi, e noi ci trovavamo così a nostro agio insieme.“

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