Hesse Herman

Ho appena terminato quest’opera straordinaria, un piccolo capolavoro di Herman Hesse che non vedevo l’ora di leggere.
Scritto durante la prima guerra mondiale, il libro è in molti tratti autobiografico ed è stato per l’autore lo strumento per poter raggiungere il suo Io, tramite quello che Jung definisce il “processo d’individuazione” e che lo stesso protagonista, Emil Sinclair, si trova a percorrere nell’arco della sua giovinezza. Costui si rende conto di vivere secondo due visioni opposte della vita che gli creano tormento e confusione: il mondo giusto, fatto di purezza e chiarità da un lato, che ha a che fare con la famiglia; il mondo proibito dall’altro che incarna il male e l’oscurità. Egli cerca di condurre inizialmente una vita esemplare per i suoi genitori ma non può frenare l’attrazione e la curiosità che prova nei confronti dell’altro mondo. Questa sua curiosità lo porta a diventare vittima di un compagno di classe prepotente, dal quale subisce ripetuti episodi di bullismo e violenza.

Finché non incontra Demian, un nuovo compagno, una figura enigmatica e solitaria, che non sembra essere un comune ragazzino ma, piuttosto, un essere fuori dal tempo e dal mondo. Demian sarà una figura importantissima nell’evoluzione del protagonista, sarà la sua guida. Nell’opera vi sono diversi riferimenti agli influssi culturali dell’epoca, come la filosofia di Nietzsche e la psicologia analitica di Jung che fanno da sfondo all’evento storico della guerra, vissuta intensamente e con toni quasi apocalittici. Non si può trascurare inoltre l’impronta fortemente religiosa, con frequenti richiami a situazioni ed episodi biblici, visti da un’ottica diversa e ben distante da ciò che viene insegnato da preti e maestri. Demian è ricco di intensi e numerosi significati: psicanalitici, morali, reazionari.

Invita a seguire la propria coscienza, anziché quella collettiva. Invita a cercare autonomamente sé stessi, senza condizionamenti. Invita quindi all’autoanalisi e all’introspezione. Invita ad accettare la natura intrinsecamente duale delle cose.


Ricorrono anche due figure archetipiche emblematiche: Caino e Abraxas (divinità sia positiva che negativa)Certe volte preferivo persino il mondo proibito, e talora il ritorno alla chiarità, per quanto fosse buono e necessario, mi pareva quasi un ritorno al meno bello, al più vuoto e alla maggior noia.”

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