Grazie di Pennac

Tra l’attesa di un autobus e un week-end in terra pugliese ho letto in poco più di un ora “Grazie” di Pennac.
Un libricino scorrevole e del genio estroverso che ritrovo in Pennac.

Grazie. Una parola che a volte usiamo troppo poco, che viene data troppo spesso per scontata, che non sappiamo apprezzare fino in fondo. In queste poche pagine, però, Daniel Pennac, con la sua instancabile ironia, riesce a farci riflettere sul vero senso di questa espressione.


In un lungo monologo teatrale, un personaggio “misterioso” cerca il modo per ringraziare qualcuno per il premio ricevuto: ma alla fine chi è che deve ringraziare? La giuria? I parenti? Gli amici? O chi l’ha sempre ostacolato nel suo lavoro e, indirettamente, l’ha spronato a fare sempre meglio?


Pennac
dedica questo libro all’amico e collega Stefano Benni e un po’ a tutti i suoi lettori, in una sorta di inchino simbolico ironico, brillante ed esilarante. Il protagonista ci porta tutti lì con sé sul palco, ci strappa un sorriso e ci insegna a dire “grazie”.

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