Gli effetti secondari dei sogni

Delphine de Vigan

Gli effetti secondari dei sogni


Ho ritrovato per caso questo libro tra i miei, chiedendo a tutti i miei amici chi me lo avesse dato non sono riuscita a risalire alla fonte.
Ricordo solo che dopo averlo letto mi ha ricordato “la solitudine dei numeri primi” e “l’eleganza del riccio” che presto recensiró.


Storia di due ragazze totalmente sole, diverse ma destinate, in qualche modo, a riconoscersi tra la folla della città, finiranno così per stringere un’amicizia che, nata lentamente, arriverà a cambiare la loro vita e il loro mondo. La vicenda, drammatica eppure lieve, di due vite chiamate a intrecciarsi e, se non a salvarsi, almeno a trovare nuove speranze.


De Vigan, “vede”; guarda il mondo e riesce a “vedere oltre”: oltre le barriere dell’apparenza, oltre il pensare comune, oltre i pregiudizi, oltre tutti i muri che gli esseri umani sono così bravi a costruire tra di loro. “Vede” e tramuta il tutto in parole, e in trama, e in storia: senza dimenticare mai di lasciare un insegnamento, una traccia, l’appiglio grazie al quale gli occhi dell’anima di chi legge si spalancano e rimangono pieni di quel senso che ti aiuta a vivere meglio, quello stesso senso che da senso ad una lettura che non si dimentica


Ma non c’è un solo uomo sulla faccia della terra che non viva per i propri sogni; e non importa di che genere di sogni si tratta: l’importante è non smettere mai di credere in essi, qualunque sia il sacrificio che questo comporti.


Una lettura amara e dolorosa ma tremendamente vera.
A chi desidera una lettura che scava i sentimenti e non lascia indifferenti: una lettura profonda e dallo stile impeccabile ma piacevole.


“Vi ho detto, guardavo il mare, ero nascosta fra le rocce e guardavo il mare

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