George Orwell

Non posso non parlare di un altro dei miei libri preferiti, un libro che amo, e vorrei farlo dando un’interpretazione prettamente geopolitica e facendo un parallelismo con l’attuale contesto mondiale, vista la natura profetica del romanzo. Nel romanzo distopico vi sono infatti chiari riferimenti geopolitici e geostrategici.
Il mondo è diviso in tre superstati in perenne guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. È vago il modo in cui si sono evoluti questi superstati immaginari; sembrano essere usciti da una guerra nucleare ventennale.
L’Oceania è lo Stato in cui dimora il protagonista, composto dalle Americhe, dalle Isole Britanniche, Australia, Nuova Zelanda e Africa meridionale, con Londra come capitale.


La società è governata secondo i principi del Socing (il socialismo inglese) e del Grande Fratello che tutto vede e tutto sa: i suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case e il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Il GF è una figura carismatica che nessuno ha mai visto e che viene rappresentato con dei tratti che ricordano le fisionomie di Stalin e Hitler.
L’Eurasia sembra che si sia formata quando l’URSS ha annesso il resto dell’Europa continentale, creando un unico sistema politico che si estende dal Portogallo allo stretto di Bering. Orwell descrive spesso il volto dello standard euroasiatico come mongolico e l’ideologia dominante è quella del neobolscevismo.


I confini dell’Estasia non sono chiaramente definiti come quelli degli altri due superstati ma notoriamente comprendono la maggior parte della Cina continentale moderna e Taiwan, Giappone e Corea. L’Estasia “cattura” ripetutamente Indonesia, nuova Guinea e i vari arcipelaghi del Pacifico. La sua ideologia politica è il “culto della morte.”
I tre superstati lottano per il dominio di una regione compresa all’interno di un apparente quadrilatero i cui angoli sono Tangeri, Brazzaville, Darwin e Hong Kong. Questa regione, una sorta di terra di nessuno, sfugge al controllo completo delle tre superpotenze. La ragione per cui cercano di controllare l’area è di sfruttare la vasta popolazione e le vaste risorse al suo interno.

Orwell dipinge tutti e tre gli Stati transcontinentali come regimi totalitari intolleranti al dissenso. Egli descrive comunque una situazione storica reale, quella dei regimi totalitari, esasperando queste esperienze storiche.
Se associamo l’Europa continentale all’Oceania, anziché all’Eurasia come nel romanzo, essa raffigura nel dettaglio la costellazione occidentale coi suoi tre pilastri del Nord America, Sud America e Unione Europea, mentre la Russia detiene il controllo della massa mongola dell’Eurasia settentrionale e la Cina (l’Estasia del culto della morte) si espande per annettere il Giappone, il Sud-Est asiatico e l’Asia centrale.


Il mondo di Orwell era in uno stallo perenne, in cui nessuna potenza era in grado di dominare il pianeta, una situazione che non è affatto a noi sconosciuta, vista la multipolarità del nostro sistema mondiale con a capo dei giganti che si combattono a vicenda. Oggi, però, l’obiettivo non è la conquista del territorio dell’altro ma l’accesso alle sue risorse e ai suoi mercati. Proprio perché queste superpotenze non possono conquistarsi a vicenda, si impegnano nel cosiddetto “tiro alla fune globale”. Quest’ultimo consiste nel tirare le supply chain mondiali verso la propria parte, al fine di risultare il maggior produttore di materie prime o merci e guadagnare la massima quota di valore dalle loro transazioni. La strategia chiave sta nel non dispiegare mera forza bruta ma nel saper abilmente aumentare il proprio vantaggio competitivo pur conservando l’equilibrio (il cosiddetto “balance of power“).


La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.

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