Geoanarchia

di Matteo Meschiari

Appunti di resistenza ecologica

Oggi siamo dissociati dalla terra e l’arte è uno strumento di potere e una merce di massa, ma ciò non toglie che essa resti in essenza un modo per essere al mondo. Un tempo si ammetteva come fisiologico il principio che l’arte è uno strumento tra i più affilati per vivere la realtà. Quest’arte ‘perfezionista’ decade effettivamente con il Neolitico e rimane un’esperienza marginale, nel tempo e nello spazio, del processo di avvicinamento al reale. Ma le sue potenzialità sono intatte.



In questo volume di scritti militanti, Matteo Meschiari raccoglie una serie di lucide intuizioni su terra e crisi ambientale. Con passo selvatico e sguardo poetico, l’autore ci sprona a intraprendere una lotta per le immagini, perché il disastro che ci attende coincide con la nostra incapacità di immaginare il mondo che annientiamo. Se il problema è il destino della terra, è dalla terra che dobbiamo ricominciare. E l’idea di Geoanarchia è semplice: pensare e praticare paesaggi per fare resistenza ecologica.

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Tra cinquant’anni il significato della parola ‘arte’ sarà probabilmente vicino a quello attuale, ma il significato della parola ‘ambiente’ sarà radicalmente mutato. Questo mutamento non dipenderà dalla riflessione filosofica, scientifica o artistica, ma dal successo o dal fallimento di alcune strategie di mercato su scala globale. Tra cinquant’anni potremmo chiamare con lo stesso nome un ambiente degradato per sempre, accettandone l’ovvietà solo perché l’economia di consumo ci ha preparati a farlo. Prima di inquietarci per il ‘progresso’ scientifico dovremmo preoccuparci dell’appiattimento antropologico che ci viene venduto con il prodotto.

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