Gatti & Crimini

Mio nonno, che purtroppo non ho mai avuto il piacere di conoscere, era un grande appassionato di gialli. Custodisco, gelosamente, il suo “patrimonio” di classici del genere noir e poliziesco con alcune edizioni vecchissime. Non sono riuscita ancora a leggerli tutti perché ne sono tantissimi, ma ne ho letti una buona parte durante la mia infanzia e pre-adolescenza, prima di avvicinarmi ad altri generi letterari. Ancor bambina, mi sono appassionata alla lettura non leggendo di principi e regni lontani, di atmosfere fiabesche e sognanti, ma di enigmi, delitti, indagini e analisi ben dettagliate. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui, da sempre, ho avuto una certa inclinazione nei confronti della psiche umana e, in particolar modo, della criminologia.


Nel racconto giallo, i fatti presentati non seguono quasi mai l’ordine cronologico. La trama si sviluppa secondo la tecnica del flashback seguendo la ricostruzione degli avvenimenti compiuta dall’investigatore. Si può individuare uno schema narrativo comune a molti racconti e caratteristiche che rendono riconoscibile il genere.
Lo stato di tensione che ci avvolge nell’attesa di scoprire la verità genera un sentimento misto di incertezza e ansietà.


Il finale è quasi sempre, inizialmente, inaspettato. Tutto poi torna, quando vengono messi in luce dettagli che solitamente si tende ad ignorare. Quando vengono messi insieme i pezzi.

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