Fragile è la notte

ANGELO PETRELLA

L’ho scelto perchè l’ambientazione era a Napoli, città piena di colori e suggestioni.
Non si sentiva il bisogno di un ennesimo funzionario di polizia maledetto. Bruciato dall’alcool, nella carriera da comportamenti più che discutibili, bruciato nella vita privata. Ma lontano anni luce da Chandler, dal pathos esistenziale di Rocco Schiavone, Montalbano o ai personaggi di de Giovanni. E anche la Napoli maledetta che è sullo sfondo si presenta come un abbozzo fatto con quattro colpi di matita.


Mi aspettavo di meglio, certo si legge con facilità e scorrevolezza ma non di certo posso dire che mi abbia appassionato.
“Fragile è la notte”, primo romanzo della nuova serie noir firmata da Angelo Petrella, appena uscito da Marsilio Editori.
Come recita il sottotitolo è “La prima indagine di Denis Carbone”,
poliziotto oscuro e con tanti segreti indicibili e una vita dissennata.
Il noir inizia con l’uccisione violenta di Ester Fornario, molto bella, sessualmente troppo attiva e sfrontata, in una villa a Posillipo.

A trovarla morta è il cameriere che pare non sapere nulla. L’indagine è affidata a Denis, ma lui è una figura poco affidabile, beve troppo, poco lucido. Denis ha un’unica qualità: l’intuizione di saper seguire le indagini nel modo appropriato, con perizia e devozione.


Una trama accattivante, con un forte e preciso sfondo sociale. La storia scorrevole, personaggi ben descritti, ad alto tasso adrenalinico. Un personaggio bordeline, un uomo solo e poco moderato conduce le redini di una narrazione che intriga il lettore nella lettura.
Affascinante è l’ambientazione: da una parte la periferia, squallida e al di là di qualunque regola, e dall’altra Posillipo, ricca e in preda a vizi immorali. Due facce della stessa città, dipinte con sensibilità, ricche di particolari, e qualche spruzzo di malinconia.


Nota di merito colpisce subito come Petrella sia riuscito, in meno di duecento pagine, a costruire la vicenda principale su un’impalcatura impeccabile, delineando con altrettanta cura le numerose sottotrame che si intrecciano all’omicidio:

“era un maledetto imbroglio in cui le identità, i ruoli e gli attori cambiavano continuamente, senza dargli modo di orientarsi.“

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