Eliška Bartek – Silence

“Fare una foto è facile, il difficile e vedere.”

Qualche anno fa quando abitavo a Berlino ero solito fare lunghe camminate di esplorazione a scattare foto, scrivere, riflettere e conoscere nuove persone, ricordo perfettamente il giorno in cui trovai questo libro in un pub, uno dei miei preferiti il Leidak sulla Bodinstraße, un luogo ricco di cultura e benessere sociale, ma tornando a libro, ne rimasi affascinato, un intero portfolio di progetti conseguiti da quest’artista ceca. Il libro di Eliška Bartek – Silence a cura della @photoeditionberlin ha una cura editoriale fantastica, ti immerge nella sperimentazione della stessa artista, che si interessa sempre di piu al subconscio e al mistico, le sensazioni che ci trasportano in un altra realtà che rimane però sconosciuta.Ci presenta un senso di tensione che si accumula nei momenti transitori di arrivo e partenza e che sembra correlarsi con la discrepanza tra immagine e non immagine, desiderio e delusione, familiarità e alienazione, aspettativa e passività. Nelle opere di Bartek, l’architettura high-tech dell’aeroporto e lo zeitgeist di volare per un gioco superiore che rappresenta, si rivelano come facciate ambiziose che sembrano a malapena nascondere un potenziale abissale di paradosso e irrazionalismo.
La fotografia irregolare di Bartek ci mette di fronte a apparizioni irreali che sembrano sostenere la ricerca profondamente umana e universale di scopo e identità.

“Nel processo, ora osserva come la pianta si è spinta gradualmente, formando fiori e frutti.
Dal seme si sviluppa, non appena la terra gli conferisce un giro stimolante per la pace nella vita e la raccomanda al fascino della luce, il sacro, eternamente commovente, uguale alla più tenera crescita delle foglie germinanti. Ogni pianta ora ti annuncia le leggi eterne, ogni fiore, parla sempre più forte con te. ”

Traduzione di Emiliano Vittoriosi

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