Delitto e castigo

Dostoevskij è stato un militare

Il padre di Dostoevskij era un medico autoritario, che si rivolgeva al padre in maniera dispotica. Nel 1938 il genitore lo constrinse a fequentare gli studi di ingegneria militare, nonostante i suoi interessi si indirizzino fin da subito verso le materie umanistiche. Nel 1843 Fëdor si diplomò ma, dopo solamente un anno, lasciò il servizio militare per dedicarsi alla scrittura.

Povera gente

Il suo primo libro, Povera gente, racconta la storia d’amore tra due poveri giovani che, tramite uno scambio di lettere, descrivono la loro misera e infelice condizione. Nel 1846 venne pubblicato il romanzo e ottenne fin da subito un grande consenso, in particolar modo da parte di critici come Belinskij e Nekrasov che ne elogiarono la capacità di descrivere la sofferenza dell’uomo solo e degradato.

La fonte di ispirazione

Fonte di ispirazione per la stesura di “Delitto e castigo” è stata l’esperienza trascorsa ai lavori forzati. In particolar modo un episodio ha segnato poi la vita dell’autore: durante la prigionia, Dostoeskij venne condannato a morte tramite fucilazione e, solo una volta sul patibolo, i soldati gli riferirono la commutazione della pena capitale. Una soffrenza così grande che si è trasferita in profonde riflessioni sulla pena di morte, contenute in “Delitto e castigo”. Narrazione in prima persona

Inizialmente “Delitto e castigo” era narrato in prima persona, raccontato come fosse una confessione. Solo in seguito si è passato ad una narrazione onnisciente, che permette al lettore di immergersi nella psiche tormentata del protagonista.

Delitto e castigo inizialmente è stato pubblicato a puntate su una rivista ed ha avuto da subito una grande diffusione. Le critiche, però, non sono state tutte positive: alcune persone, in particolar modo studenti politicamente radicali, affermavano che il romanzo istigasse ad avere delle inclinazioni omicide

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