Conversazione su Tiresia

Una lettura più che immersiva, lascia che la nostra immaginazione ci trasporti in un teatrino.


“ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne.”


Un monologo di poco più di 50 pagine che si fa leggere in un solo battito.

“Dolce Tamigi, scorri lieve finché non finisca il mio canto.
Dolce Tamigi, scorri lieve, perché io non parlo né forte né a lungo.
Ma alle mie spalle in una fredda folata io sento
Lo scrocchiare delle ossa, e un ghigno teso da orecchio a orecchio.
[…]
Io Tiresia, benché cieco, pulsante fra due vite,
vecchio con avvizzite mammelle femminili, posso vedere
all’ora viola, l’ora della sera che volge
al ritorno, e porta a casa dal mare il marinaio,
posso vedere la dattilografa a casa all’ora del tè, sparecchia la colazione,
accende il fornello e tira fuori cibo in scatola.
Fuori dalla finestra pericolosamente stese ad asciugare
Le sue combinazioni toccate dagli ultimi raggi del sole,
sul divano (di notte il suo letto) sono ammucchiate
calze, pantofole, camiciole e corsetti.
Io Tiresia, vecchio con poppe avvizzite,
percepii la scena, e predissi il resto –
anch’io attesi l’ospite aspettato.
Lui, il giovane pustoloso, arriva,
impiegato di una piccola agenzia di locazione, con un solo sguardo baldanzoso,
uno del popolo a cui la sicumera sta
come un cilindro a un cafone arricchito.
Il momento è ora propizio, come lui congettura,
il pranzo è finito, lei è annoiata e stanca,
cerca di impegnarla in carezze[…]”

Conversazione su Tiresia

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