Cavie

Chuck Palahniuk – Cavie


In questo periodo di quarantena, se avete uno stomaco abbastanza forte, vi consiglio questo libro che lessi anni fa. Il romanzo inizia con un raduno di persone che rispondono ad un annuncio:

«Ritiro per scrittori: abbandona la tua vita per tre mesi»

e si ritrovano in un vecchio cinema abbandonato. La struttura ricorda quella del Decameron di Boccaccio, un Decameron post-moderno e dalle tinte piuttosto dark, horror e splatter. Palahniuk è un genio quando si tratta di essere dissacrante e di demolire la società contemporanea. Difatti, i temi principali della sua narrativa hanno a che fare proprio con ciò: il mito della bellezza e dell’immagine, la ricerca della perfezione, la ricchezza, il potere… Palahniuk mette in scena tutto ciò, ogni volta, e lo fa a pezzi, in maniera schietta e piuttosto cinica.

Qui ci riesce con un libro sgradevole (o, meglio, stomachevole!) e l’originalità è data dal fatto che la trama principale si interseca con i racconti e le poesie dei suoi protagonisti. I veri protagonisti, in realtà, non sono i personaggi in questione ma proprio le storie agghiaccianti e dettagliatamente minuziose che raccontano. Ognuno di loro è chiamato con un soprannome preso da un loro racconto (ad esempio, “Reverendo senza Dio”; “Baronessa Assiderata”; “Chef Assassino” etc). Secondo l’autore, la società contemporanea e i suoi modelli costruiti su valori effimeri arriva ad avere, attraverso reality show come il Grande Fratello, la sua manifestazione più ripugnante.
Un genio. Del male.

Recensione a cura di Albina Lucania.

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